per tramandarlo a future generazioni, senza dimenticare così ciò che eravamo, e ciò che saremo, se il futuro prende esempio dal presente, e se il presente tiene cura, affetto e rispetto del passato. Il gruppo “Ciuri d’acantu”, prende il nome da un fiore tipico delle nostre campagne, che in primavera, sboccia mantenendo in evidenza i suoi fiori delicati: bianco, purpurei, rosa; raccolti tutti attorno ad uno stelo a forma di spiga cilindrica e protetto da larghe foglie verdi dal margine dentellato.

Il fiore d’acanto nel mito e nella storia
[…] Si narra che in questa nostra isola vivesse Demetra, Dea della fertilità e della terra coltivata, sposa di Poseidone (dio dell’elemento acqueo), che irata per il ratto della figlia Persefone, da parte dello zio Ade, non fece germogliare più la terra. Zeus placò le ire della Dea, ottenendo che la figlia Persefone vivesse per quattro mesi negli inferi e otto mesi sull’Olimpo con la madre, dando inizio così a quel ritmo e ciclo della vegetazione e delle stagioni.Ed ecco che in primavera, tra i giardini di Sicilia e le rocche, tra ferule e mura vecchie, tra mirti e palme nane, fioriscono i “ciuri d’acantu”. Acanto, nome della Ninfa tanto amata da Apollo che ne fu respinto e tramutata in una pianta, crebbe nei luoghi sacri e vicino
le case per allontanare gli spiriti maligni. Inoltre la pianta d’acanto, fu tanto ammirata dagli antichi popoli, tanto da essere scolpita, dipinta ed effigiata nei capitelli corinzi, nelle pitture e nelle sculture.